Ci sono volte in cui mi sembra che il mondo sia finito. Scendendo dalla collina dove vivo per recarmi in città, per tutta la strada sterrata che mi porta in fondo alla valle non incontro anima viva. La solitudine perdura ancora per qualche chilometro sulla strada principale, a fondo valle, fino alle porte della città, e in quei momenti, pochi attimi appena, mi diverto a pensare che qualcosa sia successo, che il mondo si sia improvvisamente fermato, e per qualche misteriosa ragione io non l’abbia saputo, rimanendo sola. Una sensazione che potrebbe anche spaventare, ma so che non è reale, e così mi diverto a giocare con i miei pensieri e fantasie.

Ci sono volte nelle quali la natura mi sembra così meravigliosa che quasi mi sembra finta. Quelle volte in cui vedo le prime gemme sulle piante di viti, e dopo un paio di giorni noto le prime foglie, ancora verde chiaro. Dopo una settimana già i primi tralci si avvitano sui fili che li dovranno reggere per mesi, carichi dei loro grappoli succosi. Vivere in campagna permette di seguire veramente il susseguirsi delle stagioni, scandito dai lavori nei campi.

Così un giorno di febbraio vedo i primi contadini che cominciano a preparare le viti per il loro risveglio, di lì a qualche mese. I campi sono punteggiati dalle loro automobili, ferme sui cigli dei campi, e loro sono lì, piccole macchie colorate che si spostano lentamente lungo i filari, a potare, a tagliare rami secchi, a legare quelli freschi destinati a germogliare. Un lento lavoro che si dipana giorno dopo giorno, e che sembra non finire mai, ma invece un giorno non li vedi più e capisci che invece il lavoro, per il momento, è finito.

Più avanti tocca alle piante di olivo. Verso fine marzo – inizio aprile, quando il sole è già più caldo, e non si rischiano più le gelate notturne, allora è il momento della potatura degli ulivi. Lavoro importante, se si vogliono raccogliere poi i frutti numerosi e ricchi del prezioso olio.

In questo periodo invece il colore dominante di tutta la campagna è il marrone, nelle sue varie sfumature. Marrone sono i campi di terra arata, non ancora seminata, marrone sono i boschi di querce, con le foglie secche ancora sui rami, marrone le strisce di terra fra i filari di viti e di olivi.

In questo periodo anche l’anima è ‘marrone’, come a riposo, un po’ triste, un po’ sommessa. La natura è anche dentro di noi, e se la si ascolta, ci si lascia andare ai suoi ritmi assecondandola. Così non viene voglia di uscire di casa, di muoversi, di andare a passeggiare, si preferisce piuttosto starsene in casa al caldo, magari davanti al camino, a leggere un buon libro, ad ascoltare buona musica, a dormire. Come fanno i semi nella terra, le gemme sugli alberi, gli animali.

Arriva maggio, e il colore dominante ora è il verde. Verde il bosco, verde i campi seminati a grano, verde i prati lasciati incolti, verdi le vigne ormai ricoperte di foglie. Ma a maggio esplodono anche i fiori, il giallo delle ginestre, il rosso dei papaveri, il carminio della sulla, il viola degli iris, per non parlare dei fiori di campo variopinti. Ora il lavoro dei contadini si svolge con i trattori, grosse macchine che aiutano l’uomo nella sua fatica quotidiana, arando i terreni ancora da seminare, sarchiando i campi di viti e di olivi per togliere le erbe infestanti e pulendo il terreno. Là dove si vedono nuvole di polvere alzarsi dal terreno, là c’è un trattore in movimento.

La primavera porta il sole e il verde anche dentro di noi, e una nuova energia si impadronisce della nostra anima, facendoci desiderare di uscire all’aperto, di respirare a pieni polmoni, di buttare via vestiti e scarpe e diventare più leggeri, più ‘solari’. Ecco spuntare abiti colorati e leggeri, ecco canzoni uscire dalle finestre aperte, ecco la voglia di passeggiare, correre, saltare, cantare e ballare. Ecco la voglia di amare.

Scritto a Casaglia nel 2004

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