Ieri sono tornata nel paese dove ho vissuto per 25 anni. Ogni tanto mi capita di tornarci, perché ho ancora amicizie là, e in particolare la mia amica parrucchiera, bravissima, per cui quando ho bisogno di sistemare la chioma ho la scusa per andare a trovarla. Sono andata in treno anziché in auto, così ho rivisto altre strade, altri luoghi conosciuti e che sono sempre nella memoria. Lì ho vissuto una parte molto importante della mia vita, forse quella più importante: lì ho avuto i figli, li ho cresciuti; lì ho vissuto il mio matrimonio, la vita di coppia, lì l’ho vista disgregarsi. Lì ho vissuto la perdita di mia mamma, il lutto che ne è conseguito.
Per questo ritornarci è aprire la scatola dei ricordi. Ogni strada, ogni casa, ogni angolo di quel paese mi ricorda un momento della mia vita.

Ho sempre amato i piccoli paesi, le cittadine di provincia, mi ci trovo a mio agio più che in una grande e anonima città. In particolare in quel paese si viveva proprio bene, ma solo se si ama la vita tranquilla e un po’ fuori dal mondo.
Diviso negli anni ’60 da un’immobiliare che ha acquistato i terreni con il vicino campo da golf e il castello, appartenuti ai discendenti della famiglia Visconti di Milano, il paese ha un nucleo storico centrale e una zona residenziale sparsa tutto intorno nel verde. Il castello divenne per alcuni anni una casa di registrazioni musicali, mentre sui terreni lottizzati vennero costruite villette sulla modalità anglosassone, per residenti della vicina Milano che le utilizzavano come case di vacanze o di residenza stabile. Il campo da golf completava l’offerta per il tempo libero.
La zona residenziale divisa in raggruppamenti con strade private, porta nomi che si rifanno alla natura: Chiocciola, Fagiana, Pernice, Cavalluccio, Ginestre, che già nel pronunciarli ti fanno pensare a luoghi ameni e gradevoli. Cancelli  e recinzioni uniformati da regolamenti condominiali completano la visione armonica d’insieme.

La vita lì trascorreva tranquilla, al mattino il prete, terminata la prima messa del mattino, con l’aiuto di una suora dell’asilo, inforcava il suo vecchio pulmino Volskwagen e faceva il giro di tutte le zone residenziali raccogliendo i bimbi che frequentavano la scuola materna. Al pomeriggio verso le 16 faceva il giro al contrario, riaccompagnandoli a casa. Un servizio gratuito ai tempi in cui ancora nemmeno le scuole fornivano gli scuola-bus attuali.
Le mamme, liberatosi dei figli tutti a scuola o all’asilo, e terminate le faccende di casa, si ritrovavano in centro al paese per la spesa quotidiana, non senza una sosta al bar per un caffè e quattro chiacchiere fra donne.
Si dirà che tutto questo avviene anche in città. E’ vero, ma lì il negoziante ti saluta per nome, e si informa sulla salute dei tuoi vecchi, o su quando nascerà il tuo bambino se sei in attesa. Ti fa credito senza problemi, al punto per perfino i bambini ne approfittano, asserendo sicuri “dopo passa mamma a pagare”. Lì puoi lasciare andare in giro i tuoi figli a giocare con gli amici, a sparare petardi sotto carnevale, o fare partite di pallone in mezzo alla strada.
Non so se ora le cose sono cambiate, spero di no, ma a quei tempi la vita era così, semplice e sicura.

 

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