Avevo 15 anni, Liliana quasi 18, ci siamo trovate sedute accanto nello stesso banco di scuola, frequentando un corso serale di tedesco. Nel presentarsi ho sentito il suo accento veneto, così le ho chiesto da dove venisse: “Schio, provincia di Vicenza” dice lei. Ma và, faccio io, sai che mio padre viene da Verona? Che coincidenza….
Questo è bastato per un amicizia che dura tuttora, e posso affermare senza alcun dubbio che lei è la mia amica migliore. La mia amica del cuore. Lilli.

E’ un’artista, nel vero senso della parola. Ha iniziato anche lei dall’argilla, poi è passata alla scultura su pietra, che ha lasciato perché troppo faticosa per il suo fisico minuto. Ha iniziato poi la pittura e non l’ha più lasciata. Ma il suo essere artista si esplica in tutto quello che fa, dal preparare il cibo alla scelta degli abiti, dalle fotografie al luogo dove ama passare il tempo libero. Per lei il piacere di andare al ristorante è se c’è “un mangiare bello”, con una bella vista, o un luogo attraente, non tanto nel cibo quanto nel corollario. Il massimo è stato quando siamo state in Camargue io e lei per una breve vacanza qualche anno fa, e la sera cenavamo in piccoli ristoranti che venivano allestiti direttamente sulla spiaggia; sedute a tavola con i piedi sulla sabbia a tentare di fotografare il mare al tramonto che ci veniva incontro.

Le piacciono i ferri vecchi e arrugginiti, i  muri scrostati, le vecchie porte scolorite dal tempo; colori e immagini che lei riporta nelle sue tele astratte. E vende, oh se vende! E con questo si paga e mi offre vacanze e weekend in giro per il mondo. Bello avere un’amica così!

La vita ci ha spinte in due direzioni diverse se pur simili: io ho sposato un italiano e mi sono trasferita in Italia, lei un tedesco e si è trasferita a Zurigo. Per diversi anni siamo state prese dalle reciproche vite, mariti e figli (tre io e due lei), ma sempre con un tenue filo a tenerci legate. Poi un giorno ci siamo ritrovate ed è stato come se ci fossimo salutate il giorno prima.

Siamo molto diverse, e forse proprio per questo andiamo tanto d’accordo. Lei ha le idee, io le metto in pratica. Io sono una che fa, lei una che immagina. Nello stesso tempo lei ha bisogno di “vedere” prima di realizzare, io realizzo subito vedendo già nella mia testa ciò che voglio ottenere.

Lei è nata timida e non ha tanto coraggio nelle relazioni sconosciute, io una che si butta nelle avventure senza troppo pensarci. Basta che lei dica “mi piacerebbe…” che io sono già per strada. Ci compensiamo. E ci vogliamo bene.

Tempo fa, in momenti per me molto difficili economicamente, mi aveva assicurato che da lei avrei sempre trovato un letto e un piatto di minestra. Un modo di dire, si sa, ma che mi calmava quando mi prendeva l’ansia del mio futuro incerto. Sapevo che davvero da lei avrei potuto trovare riparo, senza nulla chiedere.

Ora è lei che viene a cercare rifugio da me, quando la sua famiglia le sta stroppo addosso, quando le sue figlie la sfruttano un po’ troppo per la cura dei nipotini, lei scappa e se ne viene a trovar pace a casa mia. Noi ce ne andiamo per mostre, a nutrire le nostre anime d’artiste, o in giro a far fotografie, o al computer a trafficare con grafica e idee. Perché siamo sì nonne, ma tecnologiche e al passo con i tempi.

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