Rientrando dalla spesa oggi ho notato una signora anziana che camminava spingendo un girello, uno di quegli attrezzi con ruote per sentirsi sicuri nel camminare quando le gambe e l’età non lo sono più. Niente di strano in questo, ormai sono all’ordine del giorno questi aiuti motori e se ne vedono ovunque. Quello che però ho notato è che una giovane coppia accompagnava la signora, forse i figli, o i nipoti, o semplici conoscenti, non so. La giovane donna le diceva: “guarda come vai veloce, sembra una ferrari!”
“Eh sì” rispondeva l’anziana signora.
Il compagno della giovane risponde qualcosa che non comprendo, il terzetto si allontana e non riesco a seguire il dialogo. Quello che però percepisco è l’atteggiamento dei due nei confronti della signora anziana, un atteggiamento che si ha solitamente con i bambini.
E’ un atteggiamento, un modo di porsi verso gli anziani, che ho già notato più volte e che mi dà molto fastidio.
Ho iniziato a percepirlo anche nei miei figli nei miei confronti, anche se io non sono ancora anziana… ma ugualmente a volte ho la sensazione che mi trattino come una bambina piccola perché “tanto mamma non capisce”. Eh no, cari miei, io non ci sto.

Anni fa avevo trovato una splendida poesia di Carla Porta Musa, che parlava proprio di questo, della fatica di “diventare anziani”. Purtroppo i tanti crash dei vari computer avuti negli anni me l’hanno fatta perdere, e non riesco a trovarla in nessun libro, sito web, biblioteche. Mi dispiace perché mi piaceva molto, e ora mi sarebbe utile rileggerla, e magari farla leggere a chi so io.

Ne ho un’altra di poesia, anche molto bella se pur non così “intellettuale” e sottile nel messaggio come era l’altra. Ma comunque può insegnare ai figli che non è una vergogna diventare vecchi, e che bisogna avere sempre e comunque rispetto di noi “anziani”.

Se un giorno mi vedrai vecchia, se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi … abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo.

Se quando parlo con te, ripeto sempre le stesse cose … non m’interrompere … ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi.

Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare … ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno.

Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico: ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc.

Quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso … dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire ….. la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te e averti lì che mi ascolti.

Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi.

Quando dico che vorrei essere morta … non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive.

Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te, che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te.

Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te.

Ti amo figlio mio.

 

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