E così te ne sei andata anche tu, mia carissima zia. Avevi da pochi mesi compiuto 100 anni. Una vita lunga un secolo.
Te ne sei andata in punta di piedi, in silenzio, senza troppo disturbare chi ti era vicino.
Te ne sei andata nella tua casa, che con ostinazione non hai voluto lasciare, quando i tuoi figli ti hanno offerto soluzioni comode e meno faticose.
Quella tua casa che è sempre nei miei ricordi, le tante estati trascorse in vacanza da te con i cugini. La tua “nona” figlia, mi dicevi.
Anche il tuo caro marito me lo diceva sempre, che per voi ero come un’altra figlia. E come tale mi avete sempre trattato.
Mi avete saputo dare tanto amore, e di questo vi sarò per sempre riconoscente.

Con te si è instaurato un legame speciale, dopo che mamma è morta hai preso un po’ il suo posto. Testimonianza sono queste lunghe lettere che ci siamo scritte, tu ed io. E come mi sgridavi quando non ti davo notizie per un po’! Fingevi di essere offesa, ma sapevo che era una posa, un modo per sgridarmi senza sgridarmi.

Cara zia. Avevi memoria e attenzione per tutti nella nostra grande famiglia allargata. Ti ricordavi i compleanni di tutti, non solo noi figli delle tue sorelle, ma anche dei nostri figli, e dei nostri nipoti. Per tutti avevi una parola buona, un pensiero, un biglietto d’auguri, talvolta perfino un regalo.
Quando venivo a trovarti, al momento di ripartire sempre mi mettevi in mano una qualche banconota ripiegata così tanto che nessuno se ne accorgeva. “Comprati qualcosa per te” mi sussurravi sempre…

Eri molto generosa, con tutti. Mi era stato raccontato che in tempo di guerra avevi accolto in casa tua parecchi orfani, “con tanti figli, uno in più cosa vuoi che sia”, eri solita ripetere.
E casa tua si trasformava in un porto di mare…

Ricordo le lunghe chiacchierate che ci siamo fatte, sia al telefono che quando venivo a trovarti. Ti sapevi interessare di tutto, eri attenta al mondo e a ciò che vi capitava. Sapevi ascoltare e comprendere, anche ciò che non condividevi. Capivo dalla tua espressione quando si parlava di qualcosa che ti infastidiva: stringevi le labbra, socchiudevi per un attimo gli occhi, come per non vedere l’immagine che non riuscivi ad accettare. Ma era un attimo, poi scacciavi l’ostilità e accettavi di ascoltare comunque. Di solito erano faccende che riguardavano la fede, la religione, l’etica. Tu avevi tanta fede, e su questi principi avevi basato la tua vita. Ma eri aperta ad accogliere anche chi, come me, di fede non ne aveva.

Mi mancherai cara zia, mi mancheranno le nostre lettere, le nostre telefonate. Mi mancherai tu. Ti auguro buon viaggio, e se davvero là dove stai andando c’è un dio, che ti accolga fra le sue braccia amorevoli come meriti.

Addio.

 

 

 

 

 

 

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