Il telefono ha suonato, ho risposto, era l’infermiera: signora venga prima che può, suo padre se ne sta andando.

Mi sono precipitata, non prima di avvertire Marco e Al.

L’ho trovato a letto come sempre, con la mascherina dell’ossigeno sul volto. Respirava tranquillo con gli occhi chiusi, dormiva o così sembrava. Mi sono seduta accanto a lui, gli ho preso la mano, e ho respirato con lui, accanto a lui. Non gli toglievo gli occhi di dosso.
L’ho baciato, l’ho accarezzato, gli ho parlato, gli ho detto che gli volevo bene, che ero lì accanto a lui. Che non doveva avere paura di andarsene, che mamma lo aspettava, e che gli sarei rimasta accanto tutto il tempo, che non era solo.

Ad un certo punto ha tirato un grosso respiro, e poi basta.

Se ne era andato.

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