cara zia,
come ti ho già detto al telefono, papà ha superato bene l’intervento. Mi sono solo spaventata il giorno dopo perché per via dell’anestesia straparlava e non lo riconoscevo più! Sai che papà è uno di poche parole, e sopratutto quando parla dice cose molto sensate e ragionate. Invece quel giorno mi diceva cose assurde, tipo “guarda quella scimmietta lì come fa ridere” e indicava il fondo del letto… dove ovviamente non c’era nessuna scimmia. E poi parlava a macchinetta, non si fermava mai, e dice cose veramente incomprensibili. Mi ero proprio preoccupata, ma poi il medico mi ha spiegato che nelle persone anziane l’anestesia può fare questo effetto, e di stare serena che sarebbe passato tutto in un paio di giorni.
Infatti è stato così, solo che nella sua agitazione una notte è caduto dal letto, perché in realtà lui pensava di alzarsi e andare da qualche parte che solo lui sapeva dove. Così gli hanno dovuto mettere le sbarre al letto, e a me hanno fatto firmare uno scarico di responsabilità. Per fortuna lui non si è fatto male, ma sai che spavento anche per le infermiere! Di questi tempi medici e infermieri sono sotto la lente dell’opinione pubblica e delle istituzioni, anche giustamente perché si sentono cose terribili che capitano a certi poveri pazienti. Però pensa che responsabilità che hanno questi operatori sanitari! Un po’ li capisco poverini.

E qui in questa clinica sono proprio bravi, pensa che se anche lui non ne aveva diritto lo hanno messo in una camera singola, così che possa stare tranquillo e riposare. Veramente gentili.
La sera prima dell’intervento siamo stati tutti lì, intorno al suo letto, nessuno di noi lo diceva ma tutti pensavamo che poteva anche essere l’ultima volta che lo vedavamo. Un pensiero terribile e doloroso, e che poteva davvero avverarsi. La mattina dopo io ero già lì alle 8.30 ma ho dovuto aspettare nella sala d’attesa, e fino a dopo le dodici, per sapere qualcosa dell’intervento.

Comunque ora è fatta, adesso bisogna che lui riprenda le forze, che si rimetta da questa operazione, e ci vorrà del tempo. E’ molto debole, mangia poco (e le infermiere lo sgridano…) e vorrebbe sempre dormire. Vado a trovarlo ogni giorno, a volte anche due volte perché penso che si senta solo e gli faccia piacere vedermi anche solo per dieci minuti. La sera talvolta passa anche Al, che con la sua allegria gli fa passare le malonconie e i brutti pensieri. Marco va pure lui, ma è così attaccato a suo padre e ha così paura di perderlo che è quasi papà che consola lui…
Io ho tentato di introdurre l’argomento tumore, ma mi sembra che lui non voglia recepire il messaggio. Annuisce, dice ah sì, ho capito, va bene, ma in realtà credo non voglia capire. E’ una forma di difesa automatica, e va bene così, l’importante è che il messaggio gli arrivi nel suo subconscio, il tempo farà il resto.

Dato che ora la situazione è ferma, e lo so ben assistito in clinica, farò una scappata a San Gimignano per vedere la situazione del negozio e della casa. Qui non posso lavorare alle ceramiche, non ho attrezzatura né forno, e le mie socie mi dicono che hanno venduto quasi tutto. Ho comprato delle pezze di seta e dipingo degli arazzi con i colori per la seta e la gutta, almeno questi li posso fare anche in casa e poi spedirli giù. Però ho anche bisogno di qualche capo di vestiti più caldo, ormai siamo a settembre e qui inizia a rinfrescare. Starò via tre o quattro giorni, non di più, e chiamerò tutte le sere Marco o Al per avere notizie.

Anche con te mi farò viva al mio ritorno. Per ora ti abbraccio forte, e grazie per il tuo sostegno! Linda

 

 

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