Mia cara zia,

sono stanchissima! Papà sta scomparendo piano piano. La terapia chemioterapica lo disturba assai, gli si gonfiano le gengive così che non vuole mettere le protesi, mangia già poco in quei giorni vive praticamente d’aria. Cerco di cucinargli le cose che più gli piacciono, in questo periodo sono i ravioli al burro, ne inghiotte un paio e poi dice basta, sono pieno! E dorme, dorme, dorme…
Quando sospende la cura, sta un po’ meglio, riesco a farlo mangiare un po’ di più e riesce anche stare un po’ più sveglio, è un po’ più reattivo. E’ un testone però, gli dico sempre di chiamarmi quando si vuole muovere, dalla poltrona, dalla sedia, o dal bagno, perché da solo fa fatica a rimettersi in piedi. Invece lui vuole ancora mettersi alla prova e farlo da solo, e poi cade! E rialzarlo da terra è una fatica immane! Anche se è magro come un chiodo è comunque pesante, e la mia povera schiena urla di dolore!

Ha anche una brutta tosse, una bronchite ormai cronica – ma non smette di fumare comunque – che lo tiene sveglio la notte, e sveglia anche me. E’ già caduto un paio di volte dal letto, e una notte mi ha chiamato ma io ero così stanca che non l’ho sentito, e quando mi sono alzata al mattino l’ho trovato per metà giù da letto, che si lamentava dai dolori! Mi sono sentita male e in colpa per non averlo sentito chiamarmi!!! Ora ho recuperato un vecchio interfono, sai di quelli per bambini, così almeno di notte lo sento se mi chiama. E ho fatto mettere le sponde al letto, anche se lui brontolava che non le voleva.

Fa fatica ad accettare di non essere più autonomo sai, credo sia la cosa che più gli pesi, non la malattia in sé ma questo fatto di non essere più indipendente e autonomo. Il mese scorso che c’era ancora un buon clima, con il sole caldo, lo invitavo a scendere a fare due passi fino al parco giochi sotto casa, ci si poteva mettere su una panchina e prendere un po’ di sole. Si è sempre rifiutato. E’ orgoglioso, non vuole mostarsi al mondo in questo stato, vecchio e indebolito. Così lo accompagno solo sul balcone, ma negli ultimi tempi non vuole nemmeno uscire più lì. Vero è che il tempo non è più così temperato, ma ci sono ancora belle giornate soleggiate e calde nelle ore centrali. Pazienza.

Ho dovuto comprargli delle tute, comode e pratiche sia da indossare che da lavare, perché si bagna spesso e lo devo cambiare da cima a fondo. Non so più quante lavatrici faccio alla settimana…meno male che ce l’ho in casa e non in comune come in molte case qui. So che ci sono i famosi “pannoloni” ma mi hanno detto di tenere duro più che posso perché una volta messi quelli… basta, è finita.

L’aiuto infermiere viene ora due volte la settimana, gli stanno venendo già alcune piaghe sui gomiti e talloni, per il tempo che passa sdraiato a letto. E poi viene anche una psicologa, è tutto un team di persone che agiscono con questi malati di cancro. Veramente un bel sostegno, anche per i famigliari. L’ultima volta che è venuta a parlare con lui, poi mi ha detto che è pronto, pronto ad andarsene. Che non ha paura della morte, solo di soffrire. Ora ha accettato la sua malattia, ha compreso, e si ricorda della mamma, di quanto ha sofferto lei. Un giorno mi ha detto “beh, si vede che era destino che dovevo morire come lei”. Che triste eh?

La sera quando lo aiuto a mettersi a letto però mi ringrazia, mi guarda con i suoi dolci occhi e mi abbraccia con le sue magre braccia, e mi dice “grazie per tutto quello che fai per me”. Questa è per me la gioia più grande, che mi ripaga di tutte le fatiche di questi mesi.

Linda

 

 

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