Caro Alberto, fratello mio, scusami innanzitutto se ti scrivo invece che parlarti. Se lo faccio è perché lo scrivere mi dà tempo per riflettere su quanto voglio dirti, e permetterà anche a te di comprendere meglio le mie parole.
Converrai con me che in fondo noi ci conosciamo poco, sappiamo poco uno dell’altra, di come siamo fatti veramente “dentro”. Abbiamo vissuto lontani negli anni in cui siamo diventati adulti, in cui ci siamo formati, grazie anche alle esperienze che abbiamo fatto. Logico quindi che ogni tanto ci scontriamo, non sapendo uno dell’altro se non ciò che percepiamo.
Trovo necessario quindi farmi conoscere un po’ meglio da te, e spero tu riuscirai a fare altrettanto con me. Perché ti voglio bene, e so che anche tu me ne vuoi, e l’ultima cosa che voglio è rischiare di ferirti.

Oggi tu hai toccato tre temi molto importanti, legati fra loro ma allo stesso tempo molto diversi:

  1. la fede
  2. le tradizioni
  3. l’Islam con tutte le sue implicazioni anche sul nostro territorio

La fede.
Io non ce l’ho, la fede, Alberto. L’ho persa tanto tempo fa, semmai l’ho avuta. Parlo della fede in Dio, in un dio qualunque, naturalmente. Credo abbia a che vedere con la mia razionalità, con la mia propensione alla scienza, alla ricerca di risposte concrete e tangibili, ma anche con la paura a “lasciami andare”, ad affidarmi ad altri.
Anche se questo “altro” è un dio, anzi forse ancora di più perché non lo vedo, non lo tocco, non sono sicura della sua esistenza, e sopratutto non posso confrontarmi con lui.
E’ una paura che sfocia nell’inconscio, che ha a che vedere con la psicoanalisi del profondo, e con condizionamenti e paure nate nell’infanzia dentro di me; ma anche con un modo di essere. Mi piacerebbe avere fede, credimi, forse tante cose sarebbero più facili per me, ma non è così. e sento di dover contare solo sulle mie forze, sempre e comunque.
Ho fede in me stessa quindi, fin da piccola mi sono sempre dovuta arrangiare a risolvere i miei problemi da sola, la mamma troppo presa da voi fratellini, papà troppo occupato con la necessità di riuscire a mantenere la famiglia, così io sono cresciuta molto da sola, dovendomi arrangiare per conto mio.
Questo ha fatto sì che forse ho perso la fiducia negli altri, o forse era già nella mia natura essere così, non lo so, sta di fatto che non riesco proprio a pensare di dovermi affidare ad un altro, fosse pure questo altro “dio”. Ciò non toglie che rispetto chi invece la fede ce l’ha, di qualunque natura essa sia, e forse un po’ l’invidio, anche.

Le tradizioni.

Se tu ti prendi il tempo di andare a leggere il profilo astrologico dell’acquario, vedresti quanto io sono calata in pieno nel mio segno, e pertanto poco propensa verso le tradizioni, qualunque esse siano. Noi acquari siamo proiettati verso il futuro, prova ne è la mia passione per la tecnologia, i computer, gli strumenti tecnologici, e viceversa proviamo antipatia per tutto quanto è vecchio, antico, datato, salvo qualche eccezione.
Anche la musica ne è un esempio, non amo la musica anni ’60 o ’70 e simili, per non parlare delle musiche tradizionali tipo canzonette, bandelle, e via discorrendo. Altro è il discorso per il jazz o la musica classica, che sono eterni e sempre lo saranno, per fortuna.
Sono invece legata alle tradizioni famigliari, come ti dicevo, e per me è sempre stato importante il Natale per esempio, ma molto meno la Pasqua, e questo fin da bambina. E’ una festa che mi ha sempre un po’ messo a disagio, non so dirti perché. Questo fatto di doversi sentire tristi perché è morto Gesù, la radio che trasmette solo musica deprimente, in un momento dove tutto, dalla natura agli ormoni, ti invita ad essere invece allegro e caricato di energia positiva.
Poi con la psicanalisi ho capito che molte di queste tradizioni mi erano state imposte, dalla famiglia, dalle circostanze, dal luogo dove sono nata e cresciuta, e che non erano “mie” convinzioni, ma che mi venivano da altri. Ero imbevuta e imprigionata dentro regole che mi ero imposta, o che mi avevano imposto, che venivano da “fuori”, da “altri”, e quando l’ho capito ho cominciato piano piano a liberarmene, ritrovando me stessa. Vedi, credo che le tradizioni, come la religione, siano cose bellissime fino a quando le senti tue, fino a quando ne hai bisogno e ti fanno stare bene. Se così non è, se non ne senti il bisogno, meglio non sottostarci solo per dovere, per educazione, per quieto vivere.

Sai, noi abbiamo ricevuto un’educazione molto borghese, e tu e Marco un’educazione ancora differente da me, io sono la femmina di casa, e mi sono sempre sentita dire: “questo non si fa, che direbbe la gente?” per esempio… oppure “si fa così perché si è sempre fatto così”… aiuto! ora scappo a gambe levate da certe frasi e imposizioni! E ti confesserò che in questa liberazione molto mi hanno aiutato le mie figlie, Gaia e Martina. Ricordo Gaia adolescente e le discussioni con lei, che mi diceva “ma perché no, mamma? Cosa c’è di male in questo?” e io ci ragionavo su e mi dicevo, cavolo, ha ragione lei! Bellissimo, quando un figlio ha qualcosa da insegnarti! Credo che tu mi capisca in questo, sarà capitato anche a te con Eli, vero?
Inoltre devi tenere conto del fatto che io ho vissuto in un grande paese, che avrà pure tutti i suoi difetti, ma ha il pregio di non essere provinciale. Anche se ho vissuto in un piccolo paese come C…. per molti anni, pure la mentalità del posto non è provinciale. Mentre qui lo è, e forse da un lato è stata la salvezza di questo paese. Non discuto di questo ora, però devi capire che per me la vita è cambiata molto andando a vivere in Italia. All’inizio non è stato facile, te lo garantisco, mi sentivo proprio un pesce fuor d’acqua, una “provincialotta” che scendeva dalla campagna in città… Poi però mi ci sono abituata, sono cresciuta, ho anche tanto viaggiato grazie a Sergio, e viaggiare e visitare altri paesi ti apre veramente la mente, non è solo un modo di dire. Scopri che il mondo è grande, enorme, immenso, e che ciò che è vero qui non lo è altrove, e viceversa. Così ora mi interessa di più seguire le vicende politiche internazionali che la sagra del rosmarino di Cimadera, tanto per fare un esempio.

L’Islam.

Qui entriamo nel delicato. Forse posso riallacciarmi ancora al mio segno astrale, che ha come principio LA LIBERTA’ sopra ogni cosa. In nome di questa libertà ho fatto mio il motto “vivi e lascia vivere”, che era anche il motto di nostro padre, se ci pensi bene, al quale io assomiglio molto.
In quest’ottica io penso, anzi credo, che ogni essere umano abbia il diritto di professare la fede che sente, ma anche di vivere dove vuole e soprattutto come vuole, compreso il modo di vestirsi. Ora, se la fede di un individuo gli impone di uscire di casa con un velo in testa, a me non da nessun fastidio se lo fa, sono problemi suoi alla fine. Sono d’accordo con chi chiede che il velo non vada a coprire il volto delle persone per una questione di sicurezza. Se non puoi vedere chi c’è sotto il velo, puoi sospettare che ci sia anche un terrorista, un uomo invece di una donna, un kamikaze ricoperto di bombe. Su questo non discuto.

Discuto invece quando se ne fa un discorso di fede, di religione, di “ma allora io porto la croce” ecc. A me non interessa se dove mio figlio va a scuola c’è il crocefisso oppure no. Se vivo in un paese cattolico mi sembra giusto che ci sia, e non pretendo che venga tolto per “rispetto di allievi di altre religioni”. Così come trovo stupido che in molti paesi stranieri  non si usi più augurare “buon natale” e fare il presepe per non offendere la sensibilità dei musulmani. Che poi non si offendono mica, sai! Loro sanno benissimo che vivono in un paese con un’altra fede, e si fanno gli affari loro lasciando che noi ci facciamo i nostri.

Non sto parlando dei fondamentalisti, degli integralisti, intendiamoci. Quelli sono dei fanatici di cui non vale la pena parlare. Ma attenzione, perché gli integralisti e i fondamentalisti esistono anche fra i cattolici, fra i cristiani, fra gli italiani, gli svizzeri e ovunque, dappertutto. Quelli che dicono “il lavoro prima di tutto agli svizzeri (o agli italiani)”, senza vedere che molti lavori ormai noi occidentali non li vogliamo più fare! Che i nostri figli vanno tutti all’università, e nessuno più vuole fare lo spazzino, il muratore, l’operaio, l’idraulico, ecc.
Sono fanatici quelli che dicono “vengono qui a rubarci le nostre donne”, senza mettersi in discussione e chiedersi perché, senza ammettere che forse il loro modo di “amare” una donna non è poi così apprezzato dal gentil sesso.
Sono fanatici quelli che dicono “i negri puzzano, rubano, spacciano” senza sapere che se vai in un centro di riabilitazione per tossicodipendenti non troverai un nero, nemmeno uno! Perché gli africani non si drogano, non si ubriacano, non stuprano, non vanno a puttane. E’ proibito dalla legge islamica, e loro non lo fanno. Se spacciano, una minoranza peraltro, è perché appena arrivano in Europa si sentono chiedere per la strada: “amico, hai fumo?” e dopo una, due, tre, mille volte, non trovando magari un lavoro onesto (sempre per la diffidenza che il colore della loro pelle suscita in noi…) si arrangiano e cadono in questo “lavoro”, che perlomeno permette loro di sopravvivere.

C’è un proverbio che dice che “la madre degli stupidi è sempre gravida”…. Invece le persone intelligenti, di qualunque fede e religione siano, rispettano il paese dove vivono e le sue usanze e tradizioni.
Sono convinta che alla base di queste diffidenze e paure del diverso ci sia la mancanza di conoscenza. Si ha paura di chi non si conosce. E in questo lo Stato può fare molto. In un paese multirazziale e multietnico come il Canada per esempio, convivono razze e religioni in un miscuglio incredibile, ma sentendosi tutti “canadesi”, senza differenza alcuna, e con il rispetto di tutti. Figurati che lo Stato canadese tempo fa ha decretato che i figli dei Sikh possono andare a scuola con il pugnale tradizionale legato alla cintura. Sai quel pugnale a forma ondulata, quello di Sandokan per intenderci. Bene, per loro è un simbolo religioso molto importante, che viene donato ai maschi quando raggiungono i 15 anni, un po’ come per noi la cresima se vuoi, e che loro devono portare sempre addosso. Ci sono stati dei reclami da parte di altri genitori, naturalmente, spaventati dal fatto che potesse essere usato come arma a scuola, e il Parlamento così ha studiato il caso e poi ha legiferato a favore dei Sikh, ammettendo il pugnale. Solo ha imposto che durante le lezioni sia depositato negli appositi armadietti che usano nei licei americani e canadesi.
Una bella prova di tolleranza, anzi di accettazione del diverso! Non trovi?

Quindi, ricapitolando, io non ho fede in un dio, non amo le tradizioni ma guardo al futuro, e soprattutto non mi infastidiscono né gli islamici, né i musulmani, né gli ebrei, né i buddisti, né gli indù, né gli africani, né i pellerossa, ma anzi sono felice che il mondo stia diventando sempre più misto. Sono convinta che solo il miscuglio di tante razze, culture, religioni, possa portare alla vera pace nel mondo. Ma soprattutto lo potrà fare la CULTURA.

Un’altra cosa volevo dirti, e ti prego di prenderla come un’osservazione e non come un rimprovero. Ho notato che tu difendi le tue idee con molta aggressività verbale. Io ho paura dell’aggressività, in tutte le sue forme, ma soprattutto in quella verbale. Forse perché l’ho subita per anni con Sergio, e poi anche dopo da altre persone, ogni volta che mi ci sono imbattuta ho fatto marcia indietro e me ne sono andata.
Una cosa che apprezzo molto da quando sono qui, è appunto la calma nelle persone, il fatto che anche in televisione si discute pacatamente, anche ora che ci sono stati i dibattiti per le elezioni, ne ho seguito un po’ qualcuno, per capire. Non è come in Italia dove le persone si parlano addosso, e fanno a chi grida più forte! Io proprio non riesco a sopportarlo, e giro subito canale. Per questo non amo discutere, ma invece mi piace dialogare con calma confrontando idee e opinioni. Per questo se mi trovo in una discussione animata, chiudo i canali e me ne sto zitta, e appena posso vengo via.
Così se vorrai parlare ancora con me di queste cose, devi ricordarlo, e cercare di tenere a freno la tua “aggressività” verbale; se vogliamo possiamo trovare il modo di confrontare le nostre opinioni, ma sempre cercando di rispettare l’altro. Io ti prometto che lo farò.

Ti voglio bene.
Linda

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