Cara zia,
la tua cara lettera ha dovuto sopravvivere alla pioggia battente di questi ultimi giorni,nascosta nella cassetta della posta, fino a che oggi ho potuto uscire e recuperarla, farla asciugare prima di poterla leggere. Il tempo non è stato clemente in questo ultimo periodo, ha piovuto molto e con vento, di modo che la pioggia batteva sui vetri delle finestre, costringendomi perfino a chiudere le imposte per ripararli un po’. Oggi invece è tornato il sole, anche se è previsto solo fino a domani, poi tornerà il brutto e anche il freddo. Pazienza, accontentiamoci che altro non possiamo fare.

In casa mi sono comprata una bella stufa a pellets, sai quelle strane “noccioline” di segatura pressata che usa adesso. Funziona molto bene, si può programmare l’accensione così che al mattino quando mi alzo la casa è già un po’ calda. Con il riscaldamento a gasolio spendevo troppi soldi, l’impianto molto vecchio consumava troppo e il proprietario non ha intenzione di cambiare nulla. Così mi sono organizzata da sola con questa bella stufa. L’unico disagio è che devo trasportare in casa, su per due rampe di scale, i sacchi con i pellets pesantissimi! Mi spacco la schiena… ma ora mi sono accordata con l’omino che tiene in ordine e fa i lavori qui all’agriturismo, e quando ho bisogno me li porta su lui almeno fino al pianerottolo.

Sai che oltre alle lezioni di pianoforte di cui ti ho già detto, mi sono iscritta anche ad un coro? sempre con lo stesso maestro del piano, Stefano. Lui e la sua compagna Elisa, cantante mezzosoprano, hanno fondato la scuola di musica qui in paese, e tengono lezioni ai bambini, con altri loro amici musicisti.
Mi piace molto cantare, non pensavo…ci sono andata così, un po’ per curiosità, un po’ per conoscere altre persone, trascinata dalla mia amica Adele che ne è un po’ l’anima. Mi piace da morire, ma è anche faticoso, almeno per me che non ho mai cantato seriamente, solo canticchiato come tutti. Dopo due ore di prove sento il diaframma che urla e vorrebbe uscire dal mio costato, e la gola mi fa un po’ male. Ma la sera che abbiamo le prove, è un momento veramente piacevole e divertente.

Questa Adele, anche lei ceramista, è simpatica e andiamo molto d’accordo. E’ una donna molto coraggiosa, sempre allegra. Ha due figli, e un marito che fa il contadino e suona la viola da gamba, un sognatore che purtroppo vive dei suoi sogni e non fa molto per la famiglia, che così pesa praticamente sulle spalle di Adele. Ma lei è sempre ottimista, non l’ho mai vista triste o depressa. Anche lei è sempre alla ricerca di modi per guadagnare soldi, e ogni tanto ci inventiamo qualcosa, magari sogniamo soltanto, ma basta già quello per ridarci coraggio e ricominciare.

Il Natale si avvicina, eh sì, e anche a me mette un po’ di tristezza. L’anno scorso la mancanza di Gaia è passata un po’ sottotono, con il fatto che il 23 ho fatto il trasloco venendo qui a Casaglia, e poi c’era ancora M. e la casa nuova, e fra scatoloni e confusione il Natale è passato senza quasi accorgermene. Ma quest’anno sarà diverso, verranno solo Martina e Lorenzo, rimarranno fino al 28 per fortuna, così che per qualche giorno me li godrò. Papà non verrà di sicuro, il viaggio è troppo lungo e lui ormai non si muove più da Lugano, per questo penso di andare io per il suo compleanno. So che sta bene, ci sentiamo regolarmente al telefono e Marco lo vede spesso dato che abitano vicini, e poi mi riferisce al telefono anche lui. Avevo anche pensato di salire ora e festeggiare il Natale da lui, con i ragazzi, ma qualcosa mi frena. Sai ho scoperto che qui, in questa piccola città medievale, si sente ancora il vero spirito del Natale. Dato che i negozi sono chiusi per la stagione invernale, non c’è tutta quella esuberanza, quell’ostentare la mercanzia in vendita in maniera quasi oscena, invitando agli acquisti ad ogni angolo. Qui è ancora tutto sommesso, i pochi negozi aperti – per i bisogni quotidiani della popolazione – sono decorati con solo qualche ramo di pino, una boccia qua e là, un filo dorato a ricordarti che fra un po’ è Natale. Poche luminarie, solo dei fili nel centro del paese, sulla piazza del Duomo e fra qualche casa. Non c’è il traffico impazzito come nelle grandi città, non c’è la corsa al regalo dell’ultimo minuto, qui si sente che Natale è una festa religiosa e non pagana come ormai sembra essere diventata ovunque.
Un’amica mi ha detto un giorno che io sono diventata “essenziale”, intendendo con questo che do importanza veramente solo alle cose che per me sono essenziali, e di tutto il resto mi libero. Credo sia vero, e il Natale consumistico della nostra civiltà è una di queste cose di cui mi sono liberata. Alla fine rimane la festa vera, il piacere di stare con le persone che ami, di ritrovarsi intorno ad un tavolo per mangiare in compagnia, il donare qualcosa per dire all’altro “ti voglio bene, ho pensato a te” e per questo basta un nonnulla. Non servono molti soldi per questo.
Così preferisco restare qui, dove ho la sensazione che il Natale sia ancora così.

Linda

 

 

 

 

 

 

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Un pensiero su “2003, dicembre

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