Era rimasta sola. Il cimitero si era svuotato, tutti si erano allontanati dopo averle fatto le condoglianze. Lei restava lì davanti alla tomba di sua madre, le solite frasi di circostanza ancora nelle orecchie, e si chiedeva “adesso cosa faccio? adesso come faccio a vivere?”.

Lacrime non ne aveva più, le aveva versate tutte prima, quando aveva visto sua madre per l’ultima volta, già nella bara; quando aveva osservato quel viso scavato e consumato dalla malattia, quando aveva accarezzato quei capelli ingrigiti, baciato quella fronte che tanto amava.

Il dolore. Il dolore che come una freccia le attraversava il cuore e sembrava volerglielo spaccare in due. Quel dolore che non poteva spiegare a nessuno, perché era solo suo.

Qualcuno le mise una mano sulla spalla, suo marito. “Vieni, andiamo, le bambine ci aspettano a casa, non c’è più nulla da fare qui”.

Le bambine. Ancora doveva dirglielo. Doveva dir loro che la loro adorata nonna non c’era più. Come avrebbe fatto, come avrebbe trovato il coraggio, le parole giuste per dirglielo? Non lo sapeva. Non sapeva più nulla. Sentiva solo il suo dolore.

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